Il genetliaco Alcuni amici stanno conversando sull’inesorabilità del tempo partecipando alla festa dei settant’anni di Lorenzo. Sono un gruppo di persone di una certa cultura e amano avventurarsi in dissertazioni di carattere filosofico e intellettuale. Qualcuno sta dicendo che nulla può ritardare le rughe dell’anima, forse quelle del viso sì, grazie alla chirurgia estetica, ma nello spirito non sei mai quello che sei stato il giorno prima poiché il tempo è implacabile e assottiglia la tua energia vitale. Un altro afferma che bisogna guardare all’eternità che, di per sé, è un concetto terribile perché non sappiamo esattamente cosa sia, eppure siamo destinati a essa. Un signore con gli occhiali sul naso e un fare pieno di sussiego sta dicendo di essere d’accordo con Giordano Bruno secondo cui il tempo tutto toglie e tutto dà, ogni cosa muta e nulla s’annichila. -Macché!- dice un altro -Ricordatevi, signori miei, che il tempo è denaro! Pensate agli idraulici per esempio: sanno perfettamente quanto valga il tempo e te lo fanno pagare a prezzo d’oro! - Un altro tizio con i capelli bianchi e l’aria assorta scuote il capo e dice: -Ogni giorno che passa ci avvicina alla morte, poi alla fine ci arriviamo. La cellula invecchia al momento che nasce. Cioè si muore già nascendo. - -Ehilà! Che discorsi allegri!- fa Lorenzo, avvicinandosi al gruppo d’intellettuali, - Ragazzi io ho settant’anni ma me ne sento addosso solo venti. Lo so che è la solita frase di circostanza, ma vi garantisco che chi è contento non fa caso alle ore che trascorrono. Dissertate piuttosto sulla felicità. Cos’è? Secondo me, consiste nel riuscire a guardare al futuro serenamente e nel darsi sempre da fare, soprattutto per aiutare gli altri. Solo donando al prossimo si può essere felici e sperare di restare giovani nel cuore. Vedete, come diceva Sofocle, per chi sta male, una sola notte è un tempo infinito, per chi sta bene il giorno giunge troppo presto. - -Bravo Lorenzo!- dice qualcuno -Il segreto dell’eterna giovinezza consiste proprio nel donarsi agli altri e nel guardare al futuro. -Alt!- fa un altro - Secondo me è da sciocchi voler guardare a tutti i costi al futuro prima che al presente. L’avvenire talora è un fantasma a mani vuote che tutto promette e nulla dà. Anzi non sappiamo mai cosa il futuro ci riservi. Allora è meglio guardare al presente. -Mi fai pensare a Seneca - interviene Lorenzo - diceva che si volge al domani chi non sa vivere il presente. Penso comunque che oggi quasi tutti sappiamo vivere il famoso attimo fuggente; si tratta di come lo viviamo. E appunto per questo dico che bisogna vivere adoperandosi per gli altri. -Hai ragione Lorenzo - gli dice un amico professore - l’uomo è ciò che fa e non deve comportarsi da lupo verso un altro uomo. Homo est homini lupus. Ricordi? Lo diceva Plauto. - Mentre questi signori sono assorti nelle loro teorie peregrine sull’ineluttabilità del tempo, Sara, la moglie del festeggiato è raggiunta dall’amica Irma. -Ah eccoti qua! Sei venuta mascalzona!- le dice abbracciandola. -Cara mia, come mancare al compleanno di tuo marito? Dov’è? Gli voglio augurare i famosi cento di questi giorni! - -Temo che in questo momento sia inghiottito dalle voci altisonanti dell’intellighenzia. Quando ne verrà fuori, lo potrai abbracciare. - Irma e la sua famiglia avevano abitato per alcuni anni nell’appartamento accanto al loro. Avevano riempito la casa di animali di ogni genere. Pareva uno zoo: c’era un cane, un gatto, un pappagallo, un pesce, un criceto. Gli aneddoti derivanti dalla loro presenza erano stati innumerevoli. Basti pensare alla volta in cui una nuova cameriera era stata assalita sul pianerottolo dal cane lupo che l’aveva scambiata per un ladro. La poverina era rimasta immobile e si era messa a urlare. Per giunta la bestia ringhiava con la bava alla bocca; Lorenzo era accorso e aveva notato che la sventurata si era fatta la pipì addosso. Un’altra volta il pappagallo era entrato svolazzando nella casa di Sara attraverso una finestra e lei si era terrorizzata mentre lo vedeva volteggiare intorno alla propria testa. Un’altra volta il gatto Camillo si era introdotto nell’appartamento di Lorenzo. Aveva approfittato delle porte aperte mentre Irma e Sara chiacchieravano. Inoltre Camillo era di dimensioni ciclopiche! Lorenzo tutto si sarebbe aspettato tranne che veder comparire quella specie di leone! Aveva fatto un salto e il gatto era saltato in aria più di lui. Dopo di che Lorenzo aveva dovuto correre in bagno. Adesso alla sua festa, sono presenti molti amici conterranei che non hanno mai perso la consapevolezza del proprio passato. Costoro cominciano a dissertare sui concetti delle Storia e del passato. Uno di loro afferma che conoscere i fatti del tempo antico è come fare filosofia tratta dagli esempi. Un altro dice che non si sfugge alla maledizione del tempo e che l’uomo distrugge tutto, ma che in tal modo resta schiavo del passato. Un amico scrittore afferma che il romanziere è lo storico del presente, mentre lo storico è il romanziere del passato, infatti la Storia è il romanzo di ciò che è stato, ma un romanzo è una storia che sarebbe potuta essere. Lorenzo, che è sempre stato legato ai ricordi e alla tradizione, afferma che ogni ricordo è come un richiamo, qualcosa che conserviamo e che lavora dentro di noi, perché la memoria è come il salvadanaio dello spirito. Si avvicina un cameriere e dice a Sara che fuori c’è una ragazza che la vuole salutare e porgere gli auguri al marito. -La faccia accomodare, - soggiunge lei. Di lì a poco si avvicina una giovane donna. - Solima!- esclama Sara abbracciandola, - Che piacere! -Signora, ho saputo casualmente della festa di suo marito e sono venuta a fargli gli auguri e a rinnovargli i miei sentimenti di gratitudine. Il bene ricevuto non si dimentica, signora, e suo marito me ne ha fatto tanto! Giunta come profuga dal Kosovo, Solima si era trovata subito in difficoltà. Era stata accolta da Sara e Lorenzo come collaboratrice domestica. Qualche tempo dopo, la ragazza aveva scoperto di avere un tumore al seno, ma non lo aveva detto a nessuno, trascurava il suo lavoro, rispondeva sgarbatamente, si allontanava da casa e portava via taluni oggetti. Una condotta misteriosa visto che fino a quel momento, Karima era stata un modello di onestà e affidabilità. Sara era una signora generosa e l’era affezionata, aveva capito che qualcosa lo angosciava e invece di licenziarla, aveva cercato d’indagare sulle cause di quel cambiamento repentino. Era riuscita a sapere che la ragazza rischiava di essere rimpatriata. In Kosovo aveva diciotto anni quando le avevano bombardato la casa, ucciso i genitori e strappato l’adolescenza, offrendole la sola possibilità di una vita da profuga e di un ingresso clandestino in Italia. La storia della sua vita l’aveva raccontata a Sara piangendo. Aveva detto che nel suo paese la guerra aveva spazzato via tutti: non c’era più traccia di parenti o amici. Un paese che viveva di pastorizia e agricoltura; aveva avuto una grande famiglia ed era fondamentale, nella cultura Kosovara, una forte rete di parentela. -Signora, se non mi faranno restare in Italia, mi lascerò morire perché ho un cancro al seno. - Sara e Lorenzo avevano fatto l’impossibile per aiutare la povera Solima. Le avevano offerto i soldi che occorrevano per l’operazione ed era stata operata con l’asportazione di un seno. Ogni tanto Solima ricordava: -Quando i Serbi cannoneggiarono la mia casa, io stavo stendendo la biancheria nel cortile. Mamma e papà sono morti sotto le macerie. - Sara l’aveva aiutata a cacciare via tristezza e paura e l’aveva stimolata a ritrovare se stessa e la sua dignità di donna. Adesso Lorenzo ha visto da lontano Solima, le va incontro e la abbraccia. -Sei venuta anche tu! Grazie! - -Tanti auguri dottore! Tanti auguri da chi le sarà grata per la vita!- Intanto un altro amico lo raggiunge ed esclama: - A proposito di esserti grato, eccomi qua! Mi hai salvato dalla morte durante una partita. -Massimo! Anche tu! - Qualche anno addietro stava disputando una partita. Fra tutti i giocatori, il più giovane era proprio Massimo che aveva corso durante tutta la partita e verso la fine del secondo tempo, si era accasciato al suolo come un morto. Tutti si erano precipitati verso il giovane che non dava più segni di vita. Lorenzo aveva cominciato a fargli la respirazione artificiale, nel frattempo avevano chiamato l’ambulanza e i medici quando erano arrivati, avevano detto che lo aveva salvato per un pelo, perché il giovane aveva avuto un attacco di cuore e, se Lorenzo non fosse intervenuto subito, avrebbe rischiato di morire. Massimo si era laureato e aveva fatto una tesi sulle indagini di mercato. Era divenuto un esperto in quel campo. Adesso è lì davanti a Lorenzo e gli rinnova i suoi auguri. Gli porge un pacco dicendo che si tratta di un importante libro d’Economia. -Grazie Massimo!- fa il festeggiato -Sono proprio contento perché la lettura serale di questo testo mi eviterà ogni eventuale consumo di sonniferi. Ah ah ah ah. Scherzo naturalmente. - Si avvicina un altro amico pure con un pacchetto tra le mani, un altro e un altro ancora, come se tutti si fossero dati il segnale per la consegna dei doni. Tante persone fanno ressa attorno a Lorenzo che continua a pensare ai suoi settant’anni vissuti e spesi all’insegna della solidarietà e dell’aiuto al prossimo. |